Visualizzazione post con etichetta Idee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Idee. Mostra tutti i post

giovedì 10 marzo 2022

Le parole giuste

 E' da più di un anno che cerco di scrivere un post sulla malattia, la sofferenza e la morte. 

Per un medico, che studia da anni le patologie e guarda in faccia ogni giorno i malati, dovrebbe essere facile. Per salvaguardare la salute di ogni medico la medicina ha però creato stratagemmi per disumanizzare la sofferenza. Il covid ha allontanato ancora di più il malato ai parenti che lo accudiscono, agli amici. Ma la sofferenza e la morte c'erano prima e ci sono ancora, la cura di chi soffre è la chiave. 

Un anno che ci penso. Ancora non ho trovato le parole giuste. 

O anche sbagliate che fossero. 

Non ho trovato le parole. 

mercoledì 9 febbraio 2022

Fiducia negli uomini

Fidùcia [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] - Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità. 

Anni fa parlando con amici e parenti vedevo diminuire sempre di più la fiducia nella politica italiana, io che mi affacciavo solo in quel periodo alle prime espressioni di partecipazione e voto. I politici non sono più quelli di una volta, chiunque ci governi non farà scelte per aiutare la popolazione, come direbbero nel film come un gatto in tangenziale "è tutto un magna magna". Sono nati movimenti popolari con la presunzione che chiunque potesse essere un bravo politico, se solo fosse stato motivato da buone convinzioni. Non pare cambiato molto, siamo uomini. 

Ultimamente si sta perdendo la fiducia nella medicina e più in generale nella scienza. Ogni scienziato e medico che apre bocca dice una verità propria che si discosta anche solo in parte dalla verità dei colleghi. Eppure dovrebbero aver studiato tutti la stessa materia. Ma la medicina non è una scienza esatta, la conoscenza è in continua evoluzione, dottor Google fa sentire che chiunque può avere le giuste chiavi di lettura e allora io paziente sono sicuramente più bravo del medico a curare me stesso. A loro volta medici ed infermieri stanno perdendo la fiducia nel paziente che spesso sembra quasi opporsi alle cure. Tutto aggravato da un sistema che allontana sempre di più il malato dai famigliari, spesso dalle cure stesse, creando la strana sensazione che nulla si stia facendo per il bene della persona curata. Ma il sistema è fatto da uomini e gli uomini non sono perfetti. 

I giorni scorsi ho parlato con qualche ragazzo della mia comunità, giovani adulti (si dice così). Vicende personali e comunitarie stanno pian piano rendendo sempre più difficile quello che già è la difficoltà maggiore della fede: sperimentare l'agire della divinità nella quotidianità. "Dopo tutto quello che è successo, che ci ha devastati, non mi basta più sentirmi dire che andrà tutto bene. Quando?". Stiamo perdendo la fiducia nella Chiesa, comunità di persone che cercano di vivere alla presenza di Gesù, e in un Dio che sentono sempre più lontano. Non solo i giovani ma anche i più datati stanno vivendo un periodo di scetticismo, non semplicemente spirituale, ma relazionale tra preti, suore e amici che sembrano sempre più distanti e mossi da logiche umane al posto di amorevole divinità. Ma Dio parla attraverso gli uomini, e tutti gli uomini e donne stanno perdendo fiducia in sé stessi, nelle relazioni, nel mondo. 

"Ho fiducia nel futuro". Ho appena verificato, questa si chiama speranza - Sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera - ed è un'altra cosa.  

Come per tutte le cose belle e faticose ci vuole pochissimo per distruggere la fiducia, un sacco di tempo ed energia per costruirla. C'è bisogno di ri-edificare, coltivare. Non ho regole e soluzioni certe da dispensare, sono in ricostruzione anche io. 

Credo si debba cominciare dai rapporti umani, dalla vicinanza e dalla cura reciproca. Nella definizione si dice che la fiducia è un atteggiamento nei confronti di sé stessi e di altre persone. Il politico o più in generale persone che hanno il potere di fare scelte devono prendersi cura delle persone, non viste come greggi animaleschi ma come molteplici singolarità con bisogni e storie personali. Il medico deve curare e prendersi cura del paziente, ogni singolo paziente, e così facendo quest'ultimo deve imparare a lasciarsi curare da chi ha coltivato conoscenze ed esperienze che google non può dare. 

E per la fede? Bisogna prima di tutto ricordare che è un dono per ciascuno di noi e che possiamo coltivarla giorno per giorno. Anche in questo caso ci vuole un avvicinamento reciproco, che sia personale e attento, con una sincerità cristallina. Bisogna ricordare a tutti che il regno dei cieli come raccontato da Gesù non è un luogo astratto di felicità futura ma bensì un luogo di felicità quotidiana e questo non passa attraverso mille parole ma piuttosto con il comportamento più simile a quello che Lui stesso ci ha insegnato. 

Ecco, forse sintetizzato il mio pensiero: la fiducia si costruisce tornando a concepire l'essere umano non come un mezzo per raggiungere un obiettivo ma l'obiettivo stesso del nostro agire.

domenica 13 dicembre 2020

Il genio e il contesto

Sono sempre in cerca di nuovi stimoli, per mantenere alto l'entusiasmo nelle cose che mi circondano, per tenere attiva la mia mente ragionando su piccoli e grandi sistemi. Esperienze, nuovi giochi, libri da leggere, film. Ogni scusa è buona per cercare nuovo impulso vitale e cercare di allargare gli orizzonti, rinfrescare e approfondire i valori che cerco di portare avanti nelle mie giornate, spesso con fatica. 

Negli ultimi mesi sono andato alla ricerca di nuovi contenuti: i podcast su Spotify. Ne ho trovato uno che ha proprio fatto al caso mio. Si chiama Fottuti Geni e parla in maniera molto semplice, coinvolgente e amichevole, di grandi innovatori della scienza e della tecnica che hanno avuto la capacità e la fortuna di cambiare completamente il nostro modo di pensare a proposito di uno specifico campo e per via trasmessa hanno cambiato la nostra cultura per sempre. 

Mi ha fatto sorgere tante riflessioni, tra cui: 

  • avevo studiato molti di questi argomenti a scuola, ma come mai con il metodo scolastico non sembravano così interessanti?
  • cosa posso fare per cambiare un poco il mio ambito di lavoro, i miei interessi, la cultura attorno a me?
  • potrei sviluppare un podcast? E nel caso, parlando di cosa?
  • il mondo non è sempre stato così e domani sarà ancora diverso, spesso faccio fatica a ricordare che non siamo in un perenne presente. 
  • "l'emergere del genio è il risultato positivo dell'incontro tra il contesto e la personalità, non esiste il genio isolato, esistono i geni che lavorano nel contesto giusto al momento giusto" (Massimo Temporelli lo dice in ogni puntata). Come riconoscere o ricreare contesti virtuosi?


A tal proposito durante le ultime due settimane ho avuto la possibilità e la grazia di lavorare in un reparto di degenza covid. Ho lavorato esclusivamente per il bene delle persone che ho assistito, pazienti con malattie diverse da quelli che tratto solitamente. Mi sono inserito in punta di piedi in un gruppo di medici giovani, dalla cultura e specializzazione diversa dalla mia (internisti, gastroenterologi, urologi, nefrologi) e ho potuto cambiare il solito punto di vista, le dinamiche, imparare nuove cose, riscoprire vecchi valori. Ho trovato un ambiente stimolante dove tutti avevano la stessa possibilità di esprimere il proprio pensiero ed il proprio talento, dove davvero i principi leganti erano quelli del "il paziente prima di tutto" e "siamo tutti sulla stessa barca", "nessuno si salva da solo" (dicono quelli bravi!!). Tutto mi ricorda che il mondo e la mia professionalità non sono sempre stati quelli di adesso e anche in futuro saranno diversi. 

E un po' mi spiace tornare al mio solito tran-tran ma, come si dice sempre al termine di un buon ritiro stimolante, la differenza sta nel portare a casa quel che si è imparato, cambiati e più fecondi. 

domenica 1 novembre 2020

Famiglie Moderne

Modern Family è una serie tv. Parla di tre famiglie appartenenti ad un unico clan famigliare, un anziano con una seconda moglie latino-americana molto più giovane di lui, una coppia "tradizionale" americana con tre figli, una coppia gay con figlia adottata di origine orientale. Ogni puntata propone episodi di vita quotidiana con sketch tragicomici. Smisi di vederlo perché la continua commedia degli equivoci vissuta dai personaggi fin troppo statici nelle loro caratteriste iniziava a stufarmi. 

Da qualche settimana invece io e Ilaria abbiamo ricominciato a vedere questa serie tv, ce la siamo mangiata con gli occhi, puntata dopo puntata fino ad arrivare al termine delle 10 stagioni pubblicate su Netflix. Ho piacevolmente ritrovato tutti i personaggi ognuno con le stesse manie e gli stessi pregi di sempre: il vecchio amante delle proprie abitudini, la mamma maniaca del controllo, il papà sempre fin troppo spensierato, la procace latino-americana nostalgica della propria cultura, il papà gay troppo estroverso ma anche quello che ha sempre vissuto la sua diversità come una difficoltà, i figli ognuno con la propria aspirazione e la propria visione della vita. Ho ritrovato anche tutte quelle dinamiche che anni fa mi davano fastidio ma ho notato una cosa che precedentemente non credo di aver visto: tutti i disguidi nella serie tv nascono per due motivi, l'orgoglio personale e le premure verso chi si ama secondo l'idea che si ha di tale persona. Per di più ogni puntata si chiude con la risoluzione dei contrasti grazie alla chiarificazione dei propri sentimenti, la condivisione delle gioie e paure, la profonda stima dell'altro e l'amore nei confronti di tutta la famiglia. 

Poco più di un mese fa il mio gruppo di amicizie più strette si è ritrovato come difficilmente è successo in questi mesi di pandemia, tutti a celebrare un matrimonio: una nostra amica si è sposata con il suo ragazzo di origine cinese, conosciuto a Londra dove vivranno in futuro. Fermandomi ad osservare tutti noi mi sono reso conto una volta di più che abbiamo grandi pregi e vari difetti, ognuno ha la propria caratteristica speciale, che combiniamo mille pasticci. Vorrei però augurare ad ognuno di noi e a questa nuova famiglia in particolare di far crescere una famiglia moderna: sempre pronta a chiarire e condividere le gioie e le paure, la stima profonda, l'amore tra di noi. 

L'amore, ogni giorno. 

lunedì 29 giugno 2020

Devianti positivi

"Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results"


In queste ultime settimane ho dovuto trovare nuovi stimoli, nuove motivazioni, nuove strategie per rinnovare l'interesse per il mio lavoro, le mie attività. È una metodica complessa, coltivare il proprio entusiasmo, necessaria per evitare depressioni e staticità. Difficile che stimoli efficaci arrivino a ciel sereno da altre persone. Parte in primis da me stesso con una scintilla di novità che porta ad un cambio di mentalità e di azione. 

Per il mio compleanno mia sorella ha voluto regalarmi un libro di un medico americano, chirurgo, che non conoscevo, collaboratore del governo Obama per creare un sistema sanitario migliore e una pratica medica meno soggetta ad errori. Il titolo stesso sembra una sintesi di una mia grande tematica di pensiero "Con cura, diario di un medico deciso a fare meglio" (anche se il titolo originale è più sistematico e meno poetico "Better. A Surgeon's notes on performance").  

Ho trovato il testo molto interessante e credo sia leggibile anche per chi non è del settore. Un tema in particolare mi ha colpito: i devianti positivi. La storia è semplice: durante una campagna contro la malnutrizione infantile in Vietnam le strategie importate dal mondo scientifico occidentale non davano risultati. All'interno degli stessi villaggi si è scoperto che alcuni bambini, grazie a comportamenti non convenzionali delle proprie madri, erano ben nutriti. Gli stessi abitanti dei villaggi venivano portati a conoscenza di queste differenze e le idee hanno potuto cominciare a circolare prendendo piede stabilmente. In poche parole in ogni comunità ci sono certi individui che con un comportamento e strategie non uniformi agli altri aiutano la comunità a trovare nuove soluzioni ai problemi. Promuovendo questi piccoli esempi alternativi la comunità ha quindi la possibilità di evolversi e migliorare. Questo meccanismo psicologico comportamentale comunitario vale non solo in ambito medico ma anche in ogni ambito sociale. 


Il libro si conclude con un piccolo capitolo in cui sono racchiusi alcuni suggerimenti per diventare un deviante positivo (nel caso specifico in ambito medico):
  1. Fate domande fuori dal copione
  2. Non lamentatevi
  3. Trovate qualcosa da contare
  4. Scrivete
  5. Cambiate (siate adottanti precoci)

giovedì 28 maggio 2020

Le crisi e l'agire

Tante volte ho sentito dire che una difficoltà, una cosa fastidiosa o  un periodo di crisi possano essere visti come una opportunità di crescita e realizzazione personale. Per lo più mi sembravano discorsi retorici, altre volte invece ho avuto la netta sensazione che fosse un tentativo di indorare una pillola al fine di fregarmi. Poi è arrivata la pandemia come nuovo spunto di riflessione.

Australia: la natura rinasce dalle ceneri
Australia: nuovi germogli dopo l'incendio

Di fronte ad una crisi si può subire, rimanere fermi, che poi è involvere, appiattirsi, sprofondare e una volta finite le poche forze lasciarsi digerire. Avremmo potuto evitare ristrettezze o mascherine, continuare la vita come sempre, il lavoro di sempre negli ospedali. Anche nella vita quotidiana lasci che la crisi agisca indisturbata e forse non ne esci più.

Si può invece reagire, raccogliere tutte le forze che si hanno a disposizione e combattere. Metti le mascherine, stai a casa, chiudi reparti ospedalieri standard per lasciare spazi alle rianimazioni o posti per infetti da Covid-19, non puoi andare a messa e quindi stai a casa. Nella vita quotidiana subisci un torto? vai dall'avvocato, se ti viene una malattia prendi le medicine, se sei in crisi con la tua fidanzata cerchi di riconquistarla. 

Un terzo modo mi sembra ora il più virtuoso: agire. Non solo non subire, neanche la semplice reazione a qualcosa, bensì un ragionamento a più lungo termine per cominciare fin da subito a creare basi nuove per un futuro virtuoso. In questo periodo ho provato a sognare un mondo migliore per domani: ho cercato di riscoprire una vita a dimensione locale e a ritmi meno frenetici, basata su un bisogno di essenzialità e non di bisogni indotti, una vita di fede che da privata in collettività possa diventare comunitaria familiare, ho provato a ragionare su nuove basi collaborative di formazione universitaria, ho visto il mio ospedale provare a dare nuova organizzazione per il futuro, ho immaginato una organizzazione funzionale del mio lavoro.

C'è stato dibattito attorno al ruolo che questa pandemia potrebbe avere per il futuro della nostra società: ci migliorerà? Cì manterrà uguali a noi stessi una volta che sarà finita? Saremo addirittura peggiori? Credo che almeno in parte dipenderà da quale strategia tenderemo ad adottare. 


domenica 3 maggio 2020

Età adulta - sano di umanità

L'età adulta è come una pandemia, pervade ogni cellula del corpo.
Non è semplicemente l'età anagrafica che fa invecchiare, sono piuttosto quegli schemi mentali e quelle paure che mi costruisco ad ingabbiare i pensieri, analogo al dover stare in quarantena con la primavera che rinasce fuori casa.
Penso al lavoro e alle sue responsabilità, come se non ci fosse altro. Succede per carattere ma anche perché fin dal primo giorno mi hanno instillato l'idea che altro proprio non ci sia. Sono di valore solo se disponibile, solo se accondiscendente, se inquadrato. La paura di aver perso già molte occasioni e di non averne in futuro.
Penso alla vita fuori: una moglie, il desiderio di diventare genitori in futuro, gli amici. Quella sensazione che la strada da percorrere sia un progressivo appiattimento di entusiasmi e desideri. La famiglia del mulino bianco congelata in una eterna colazione dove l'unico atto creativo sia scegliere le macine o i galletti.

Mi viene spesso in mente un passo di un libro di Terzani: durante gli studi in giurisprudenza alla Normale di Pisa si fermò a parlare con un suo brillante compagno, uno dei migliori, che studiava molto poco e spendeva gran parte del suo tempo in viaggi e altri interessi. Convennero che questo modo di vivere ampliava il suo orizzonte e rendeva unici il suo apprendere e la sua futura vita adulta.

Mi accorgo che la primavera è qui per me, ancora una volta.
Con la sua esplosione di luce, colori e profumi mi ricorda che le mie cellule sono vive, e ancora giovani. Sono stato concepito per essere a mia volta creativo, sono stato creato con caratteristiche che mi rendono pieno di interessi e di desideri, pensato per esprimere una forza vitale.
Non si tratta di lasciar perdere il lavoro e le sue responsabilità, non si tratta di non coltivare relazioni mature, rimanere un eterno peter pan. Si tratta di fare tutto questo mantenendo tutte le caratteristiche che hanno sempre fatto di me la mia versione migliore possibile.
Continuerò ad avere entusiasmo e responsabilità, interrogarmi su me e ciò che mi circonda, continuerò a scrivere quel che vivo, a cantare e suonare le mie emozioni, a disegnare il mondo che vorrei, a viaggiare per sperimentare altri modi di vivere, a voler assaggiare la cosa più particolare del ristorante e a condividere tutto questo con le persone che amo di più, ridendo di gusto.

Così sarò Riccardo, non semplicemente più adulto, ma più uomo.
Non più malato di età adulta ma sano di umanità.

sabato 1 ottobre 2016

Letture d'estate: 5 piccole recensioni

Quest'estate è stata meravigliosa. Dopo parecchi anni di vacanze estive col contagocce mi sono preso il tempo che volevo, ho visitato luoghi vecchi e nuovi, ho riposato e mi sono stancato. Per la prima volta dopo tanto sono anche riuscito a vivere le cose che venivano, senza pianificare ogni singolo momento, scoprendo che stando più rilassato anche la bellezza arriva con più naturalezza. Credo che questo mio stato d'animo fosse abbastanza evidente, per chi mi stava accanto: per la mia fidanzata che viaggiava con me, per i miei amici che mi hanno visto poco prima e appena tornato. 

Ho anche letto, più di tante altre volte. O per meglio dire ho letto bene, non tanto. Ho mirato ad alcuni libri e direi che ho fatto centro, almeno sulla qualità. Poi logico che possono piacere o non piacere, ma la qualità non credo si possa discutere. 


Elencati cronologicamente: 

Pappagalli Verdi - Gino Strada
Piccoli racconti di vita durante le guerre, come medico e come uomo, raccontati con parole semplici e dirette. Come i pugni alla bocca dello stomaco che arrivano leggendo della brutalità che le mine antiuomo comportano. La meraviglia di scoprire che in una bruttura tanto grave la vita e l'umanità non scompare ma acquisisce più forza e grandezza. 

Elianto - Stefano Benni
Un romanzo dallo stile inconfondibile, che già conoscevo bene. Più una favola moderna in effetti. Stile veloce, brillante e per certi versi davvero comico. Tratti di vera poesia come quando si parla di malattia, sofferenza e morte, sempre con il sorriso e la meraviglia negli occhi. La cosa più intrigante è che è datato 1996, ma potrebbe essere stato scritto ieri per come è descritto il periodo storico italiano. 

Adulterio - Paulo Coelho
Sinceramente non ho ancora capito se mi è piaciuto oppure no. La storia di una donna che ha tutto ma vuole di più, o forse no. Mi è stato consigliato ma devo dire che per l'ennesima volta mi sono scontrato con un Coelho che mi affascina per le sue teorie sulla vita ma non amo come romanziere. La cosa che più mi è dispiaciuta è la velocità con cui si verifica il punto di svolta con la quiete finale. 

Donne - Andrea Camilleri
Ne ho già parlato nel post precedente in modo più completo. Semplicemente magnifico. Descrive e fa amare le donne. punto. 

Mio fratello rincorre i dinosauri - Giacomo Mazzariol
Ecco qui l'ultima lettura del periodo, finito ieri. Giacomo è un ragazzo di diciannove anni e racconta la relazione con suo fratello Giovanni, nato con un cromosoma in più. Il racconto di vita è da leggere, per imparare qualcosa di più sulla diversità, neanche tanto sulla disabilità ma sull'incontro di due persone che ragionano in modo diverso. L'unica pecca (data forse dall'età dello scrittore) è il tentativo di forzare la poesia di cose normali e che forse proprio grazie a quella normalità avrebbero acquisito una potenza ben maggiore.

Il prossimo libro? Credo che oggi pomeriggio andrò a comprare l''ultimo di Harry Potter...

giovedì 22 settembre 2016

Donne

Non ho mai letto libri di Andrea Camilleri. 
Conosco Montalbano, so qualche cosa generale sullo scrittore, sono stato spettatore di interviste in tv. Per esempio non sapevo che la sua carriera da scrittore è tutto sommato recente e che il primo libro del famoso commissario fu pubblicato solo nel 1994. 

Poi la RAI pensa bene di produrre una nuova miniserie tratta da un suo libro. 10 puntate, poco più di 10 minuti l'una, 10 donne diverse, 10 piccoli quadri dipinti con tratti morbidi. 
Vengo rapito dalle puntate che riesco a vedere, mica tutte. Credo che il lavoro sia stato di altissima qualità: ottime interpretazioni, ottimi dialoghi, ottime riprese, musiche magnifiche. Delle perle. 
Affascinato ho deciso di comprarmi subito il libro. Me lo mangio, veramente. Ritrovo la stessa qualità che ho apprezzato sullo schermo, ma nero su bianco, anzi, forse meglio. Mi viene addirittura il sospetto che la mente da sceneggiatore e regista di Camilleri avesse già pensato alla possibilità di far diventare questi piccoli racconti di donne dei quadretti televisivi. 
Donne perfettamente tratteggiate, capite fino in fondo, raccontate con un amore viscerale per la bellezza che la femminilità rappresenta, in tutte le sue sfaccettature. 

Un libro, una serie, donne, che ho amato anche io. 

giovedì 22 ottobre 2015

Esattamente un anno fa

Esattamente un anno fa mi sono laureato. Un bel giorno. Non so se ha senso festeggiare l'anniversario. A dire il vero non so se ne ho voglia. 

Un anno, 365 giorni. In mezzo tre mesi di tirocinio, l'esame di stato, poi una settimana di vacanza a Parigi, periodi di affiancamento, novità burocratiche, studio intensivo, un test di specialità, lavori e lavoretti vari, una settimana di vacanza sul Garda ed ecco un giro di boa. 22 Ottobre. Di nuovo.

Che cosa è cambiato? Tutto o niente. Le stesse difficoltà nello studiare, più precisamente non mantenere e collegare nozioni. Le stesse insicurezze, con la difficoltà di non poterle più mostrare. Gli stessi fallimenti e la stessa amarezza. Lo stesso senso di inadeguatezza. La stessa quotidianità. Meno sala operatoria. 

L'altro lato della medaglia è che sono laureato, ho possibilità di lavoro e quando ho lavorato mi sono sentito straordinariamente adulto. Comincio ad avere dei primi soldini, anche se la maggior parte vanno via in spese che senza quella laurea non avrei avuto (credo che la vita adulta vada così per tutti). 

Consiglio del giorno: provare a prendermi il meglio, a volte anche con il coltello tra i denti. 

lunedì 24 novembre 2014

Certi week-end

Non tutti i week-end sono dei momenti di relax, non tutti ti permettono di ricaricare le pile per la settimana seguente. Non parlo di week-end senza attività stancanti, non intendo neanche di week-end senza impegni. Parlo del modo in cui si riesce a vivere i due giorni. 
Esistono poi dei fine settimana che da soli bastano per ricaricare il cuore e i pensieri per un periodo addirittura superiore dei 5 giorni lavorativi seguenti. Certi giorni che da soli possono bastare per raddrizzare un intero mese, una stagione, a volte una vita intera. 

Questi ultimi due giorni sono stati due giorni di questo tipo: pieni di cose da fare e di gente con cui stare. Un turbinio di emozioni in continua evoluzione. Ho studiato, mi sono confrontato, mi sono sentito fiducioso per il futuro, poi ho pensato che l'amicizia è una cosa meravigliosa, che la vita è un mistero esagerato, che la preghiera può smuovere le montagne, che l'amore per la mia ragazza è tanta roba, che lavorare per gli altri aiuta più che lavorare per sé stessi, che mi sono laureato e nonostante le paure che ogni volta mi prendono ho scelto un lavoro che mi rende veramente uomo, libero e felice, che i ragazzi più piccoli possono farmi riscoprire le cose belle che avevo nel cuore alla loro età e ora ho solo nascosto un po' più in profondità. 

Cosa ha scaturito tutto questo? Gli incontri.
Questo è l'invito che sento di dover rinnovare a me stesso: ricerca relazioni vere, ama in maniera cristallina, cerca il Senso. 


sabato 21 giugno 2014

Picnic

In questo periodo le cose che mi danno più gioia sono le cose che mi fanno sentire un uomo maturo. E non intendo vecchio, ma un uomo compiuto. 

Riuscire negli esami e avvicinarmi alla tesi, al lavoro. Fare bene in reparto. Aiutare gli amici che chiedono aiuto. Vivere da fidanzato. Fare delle mie idee sul futuro qualcosa di più concreto di semplici chiacchiere. E poi ci sono i ragazzi, per lo più le ragazze (perché sono quasi solo femmine), di gruppo.


Mi piace avere a che fare con queste persone che crescono, mi piace vivere con loro e sentirle vive. In questo periodo poi, con l'inizio delle vacanze e l'esperienza dei campi estivi, ognuno di loro è pieno di entusiasmo, di gioia. Parlano (hanno sempre parlato) tanto ed è spettacolare sentire le loro parole piene di voglia di vivere, diventare grandi e divertirsi. Mi piace quando giocano, quando urlano, quando cantano, quando ballano, quando fanno disperare, quando catastroficamente si siedono su un piatto di riso, quando si graffiano le gambe correndo nei rovi, quando si schizzano giocando nel torrente. 
Nell'ultimo anno sono cresciuto molto, e loro sono cresciuti più ancora di me proprio sotto i miei occhi. Ilaria, riflettendo, ha detto che la loro presenza oggi al picnic è il segno del lavoro svolto durante l'anno, ma io penso che più che lavoro di noi educatori è merito del lavoro del gruppo, di ogni singola persona.

Cosa c'entra questo con il fatto di sentirsi uomo compiuto? Giorno dopo giorno mi accorgo che non mi sento un amico loro, ma quasi un padre. 

lunedì 26 maggio 2014

Vento in poppa

Riassumo brevemente la mia vita negli ultimi mesi. 
Mesi invernali di grande difficoltà nello studio, esami con esiti che in università normali vengono considerati medi e nella mia scarsi. Chiedo in reparto di poter avere più tempo per studiare, mi dicono di stare a casa (suggerendo di farmi grandi domande su cosa fare della vita). Incasso e studio. Faccio gli ultimi esami disponibili negli appelli invernali e le cose vanno bene, ma non ottimamente. Amen, mi serviva darli. Ultima lezione ufficiale all'università da qui alla laurea. Grande festa finale con i compagni di corso. Studio. Giorno 14 aprile primo esame della nuova sessione poi Pasqua con la famiglia. In brevissimo tempo: gioia, paura, studio, negazione, esame; gioia, studio, incontro con il primario, magnifica festa per i diciotto anni di mia sorella, tensione, esame; gioia, studio, paura, esame; felicità, studio, stanchezza, evitamento, nausea, esame; gioia. Poi grigliata di fine anno con tutti gli studenti di medicina vestiti da pirata. Elezioni con lavoro ai seggi. Ed eccomi qui. 

Sarà il tipo di esami che ho fatto nell'ultimo periodo, sarà che ho ricevuto complimenti da diversi professori, che sento vivo l'affetto dei miei parenti e amici, che sto imparando a godermi le cose anche nei momenti difficili. Saranno gli anni che passano e i sorrisi che spuntano su chi ho affianco. Forse che al seggio ero il vicepresidente e per pura formalità o per fiducia in me ero continuamente ricercato per ragionamenti ed azioni di responsabilità. Forse semplicemente perché vedo la fine di un percorso per cominciare poi a navigare in acque ancora più alte ma in questo periodo mi sento il vento in poppa. Sono contento. Spaventato per quel che sarà ma contento come non sono mai stato in periodi tutto sommato complicati.

Mi viene in mente solo una parola, accompagnata da una risata di gusto: Grazie!


martedì 11 marzo 2014

Ognuno ami!

Ok, l'hanno visto tutti.
Ok, lo stanno postando tutti su Facebook.
Ok, ne parlano anche sulle pagine internet delle più grandi testate giornalistiche italiane.
Ok, ne voglio (per una volta*) parlare anche io. 


Parto dal presupposto che due persone si vedono per la prima volta, forse si piacciono, forse no. Non so come queste coppie siano state scelte, non so come gli è stato presentato il progetto. Parto quindi da come viene spacciato: due persone si vedono per la prima volta. E si baciano.

I corpi parlano: sguardo verso il basso alcuni, mani nervose, alcuni si presentano, due si guardano negli occhi. Che bei occhi che hai. Grazie. C'è tensione, e si vede. C'è la paura di mostrarsi. Poi una prende l'iniziativa, si avvicina. Lui le prende le mani ad altezza dei fianchi. Lei gli prende il volto tra le mani, morbida. Il fiato sulle guance. Le labbra si sfiorano. Scatta qualcosa e ci si lascia andare. Ci si libera dalle paure e ci si lascia conoscere. Per alcuni è un bacio umido trasportato. Per altri un incontro fugace che mostra tutta la propria pudicizia. Poi ci si riallontana. Questo era uno buono, scusate. Sospiri. Ci si guarda. Occhi contenti, occhi spaesati da qualcosa di bello che è stato. Risatine, imbarazzate, ma diverse da prima, complici e più calde. Felice di averti incontrato. Possiamo averne uno in più?

Non voglio parlare di esperimento sociale, non voglio accettare critiche del tipo "che senso ha baciare uno appena visto per la prima volta". Voglio parlare di quei corpi, di quella magica tensione, di quegli sguardi e di quel senso di immenso che va al di là delle proprie paure. Purtroppo mi viene in mente una frase da baci perugina, ma è ciò che mi piace di questo video. 

Ognuno a suo modo, ami. 

lunedì 3 marzo 2014

Con un verso

Ho sempre apprezzato il design del marchio Apple. La bellezza ricercata nei prodotti, nella grafica, ma ancora di più nella pubblicità. Sempre elegante, semplice, intuitiva e dalle immagini folgoranti. 
Su questa tendenza continuo a ripetermi che l'ultima pubblicità per iPad air è molto bella. 


Quello che più mi piace è quello che è stata capace di fare: emozionarmi prima di tutto ma poi di farmi scoprire una poesia, che sono andato a leggermi per bene, che ho imparato ad apprezzare.

Oh me, oh vita !
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d’infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita !

Risposta

Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.
-Walt Whitman

Spesso mi chiedo cosa io possa fare, con la mia vita: bravo studente con voti mediocri, bravo cantante e musicista senza capacità fruttifera, bravo amico/figlio/fidanzato con la grande capacità di pensare a me stesso, bravo educatore di comportamenti sconvenienti, bravo medico in formazione senza competenze. Chi posso aiutare, cosa posso raggiungere, quale miglioramento posso rendere al mondo?

Io posso contribuire con un verso.

Non una intera poesia, ma un semplice verso, un mio verso. E così il mio verso è una nuova nozione imparata per il mio orgoglio personale, una emozione provata da chi mi ha ascoltato cantare o suonare anche senza pretendere di essere in tutte le radio, un gesto carino per amici e parenti, quella volta che la fidanzata piange di gioia, il piccolo sorriso di una ragazzina in oratorio, la cura dei singoli pazienti che vedo in ospedale. Quello significa un verso: nel mio piccolo accendere una luce e far si che non si spenga. Per le grandi poesie si tratterà di mettere insieme versi di persone diverse. 

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

- Mt 5,13-16

mercoledì 12 febbraio 2014

Coccole

Tanto tempo, troppo, dall'ultima volta che ho scritto. Non tanto perché non c'è stato niente di cui gioire, ma perché sono cambiate un po' di cose, non tutte in meglio, ci sono state delle difficoltà. Sembra di vedere uno spiraglio? Speriamo. 

È chiaro che io sono una persona pigra, uso tante energie per nutrire il mio essere bambino, e amo le coccole.
Dimostrazioni di affetto che sfiorano e creano i presupposti per lo stare bene, lo stare tranquilli. Le coccole sono strani meccanismi fisici che rafforzano sensazioni emotive, rafforzano rapporti sociali e aumentano la propria stabilità, fanno sentire accudito e sicuro. A volte sembrano invadenti, in quei momenti dove sembra di potersele meritare, altre volte sono essenziali perché ci si sente piccoli, troppo piccoli e indifesi. Quasi sempre sono gradite.

Le coccole che si riconoscono e apprezzano sono di tanti tipi diversi, così mi trovo a pensare a mia sorella, che quando sei malato va al negozio Disney e vorrebbe comprarmi tutto; la mamma (eggià) che mi compera le fialette ricostituenti e giocando a clash of clans aspetta me per condurre le truppe all'attacco; papà che prepara la cena tutte le sere, che spera di poter vedere un bel filmetto in tv e consiglia spettacoli e mostre da vedere a Milano; la fidanzata che oltre alle coccole fisiche perde il suo tempo per stare con me, anche nei momenti dove mi sento più in ansia e in difficoltà e mi fa ridere. Penso ad un amico che non smette dai di fare sentire il suo appoggio e subisce i miei sensi di fallimento cercando di farmi avere una visione più veritiera e distaccata; un altro che con il semplice modo di chiedere come sto compie una coccola sempre sincera e sempre nuova; le mie amiche delle mille avventure che postano le cose belle della giornata, che mi sorridono, che si emozionano quando faccio notare loro quanto siano importanti per me. Poi il caffè di metà pomeriggio in università, il prestarsi gli appunti, aiutarsi nel sentirsi meno schifezze in un mondo che cerca di farci sentire tali, le coperte calde, la gatta che mi lecca la faccia, le ragazze del mio gruppo che ci dimostrano ogni volta quanto ci vogliono bene. 

Ce ne sarebbero milioni, diverse coccole, tutte belle uguali.
Ringrazio, ne sono grato. Ricambio. 

venerdì 25 ottobre 2013

Tutti cominciano da una circoncisione

Ho un sogno ricorrente, tra i mille sogni diversi che mi capitano, o per lo meno uno più ricorrente degli altri. Sono in ospedale e mi chiamano per una operazione. Per un motivo ogni volta diversa faccio fatica ad essere pronto, a volte non c'è il disinfettante, a volte non trovo i calzari, a volte mi succedono delle cose strane durante il percorso. La maggior parte delle volte devo andare a fare pipì. Fatto sta che nel mio sogno non riesco mai a cominciare l'intervento. Il tutto condito da contenuto emotivo negativo.
Ho scoperto che il mio primario, anni e anni di carriera da chirurgo, sogna spesso questa cosa. É il suo sogno ricorrente. Ma non voglio paragonarmi al mio primario.

Ebbene, settimana scorsa ho fatto il mio primo intervento. Una circoncisione. Ero il secondo operatore, e il secondo non fa praticamente niente in una circoncisione. Aiuta il primo operatore tenendo l'organo in posizioni "comode", tampona quando qualcosa sanguina, tiene i vari ferri e taglia i fili di sutura. Non è stato un sogno, l'ho fatto per davvero, e strano ma vero sono arrivato in tempo, avevo i calzari, non mi è successo niente nel tragitto, non mi scappava neanche la pipì. 
Prima di cominciare mi tremavano le gambe e mi prudeva la testa. Appoggiate le mani al lettino e al paziente era tutto sparito. Eravamo il bambino, il chirurgo, il ferrista ed io. Un intervento di routine, facile e in cui non ho fatto granché. Ma ho imparato. Non si può iniziare da un intervento complesso. Ci si arriva.

Una volta ho letto di alcuni alpinisti che dicevano che ognuno deve trovare il suo 8000 metri da scalare, il K2, l'Everest, ma si comincia sempre da una piccola cima e si migliora ogni volta.

Cosa voglio dire (e dirmi)? Il mio più grande sogno si è trasformato in un progetto, con obiettivi intermedi. Il mio 8000 non l'ho ancora trovato, ma so cosa vorrei diventare. Ho cominciato la preparazione studiando e facendo medicazioni, sto imparando piano piano, questa volta ho fatto un intervento nel quale ho quasi fatto lo spettatore. Domani imparerò a fare un intervento più serio. Prima o poi arriverò alla mia vetta. I sogni ricorrenti cercheranno di spaventarmi sempre. Ma conosco gente che ce l'ha fatta e che mi mostra la via.
Tutti cominciano da una circoncisione. 

venerdì 11 ottobre 2013

30 cose

In questi giorni mi è capitato una cosa che reputo molto importante. Viaggiando per facebook mi è saltato all'occhio un articolo tra i tanti che si vedono in bacheca. Tra i soliti video di canzoni, le foto di instagram, commenti alquanto deliranti di persone pessimiste o bestemmiatrici incallite questo link abbastanza elegante prometteva di essere "il miglior articolo ogni giorno", o quanto meno si chiama così il blog di provenienza. 
Gli do una opportunità di rendere onore al suo nome. Anche perchè il tema mi interessa. 


Letteralmente 30 cose da smettere di fare a te stesso. Un ennesimo elenco di consigli, scritto in inglese per di più. Ma l'ho trovato interessante. Il senso ultimo? Essere felice. E io ho molto bisogno di essere felice. Ma vorrei allargare il cerchio perchè anche tantissimi miei amici hanno bisogno di essere felici, anzi tutto il mondo ha bisogno di essere felice.
Sì certo, ma io sono felice di base, cosa me ne faccio di un libretto di istruzioni?
E questa è la bellezza di questa scoperta. Ho re-linkato il testo e piano piano sono venuti fuori tantissimi amici che hanno letto e che sono rimasti colpiti da questo pur semplice elenco. Perché spesso noi, ed io soprattutto, abbiamo bisogno di rinfrescarci la memoria, seguire qualche esempio, fermarci un secondo a pensare e ragionare, facendo un bilancio e ripartendo più carichi di prima. 

Alcune cose verranno fuori fatte bene, altre dovremo ricordarcele spesso. E impareremo ad essere felici. Non in futuro, ma adesso. Ora. 


Come al solito, e forse di più, ho scritto qusto post
emozionandomi e pensando alla mia fidanzata, ai miei familiari, 
al mio migliore amico, le mie due migliori amiche, agli amici dell'oratorio, 
a quelli dell'università, ai bambini che incontro in reparto.

venerdì 4 ottobre 2013

La parola magica

Quasi un anno fa ho scritto un post sullo stesso tema. O quasi. Comincio da due episodi.

Mercoledì sera con i miei ragazzi (più che altro ragazze) di prima superiore abbiamo fatto una attività: disegnare una sorta di profilo della propria testa e appiccicarci dentro un post-it con su scritto una nostra caratteristica che volevamo regalare al gruppo. Sarebbe stato molto facile, per me, scrivere che avrei regalato entusiasmo o sorrisi, purtroppo spesso regalerò sbuffi e stanchezza. Fortunatamente la felicità i sorrisi e l'entusiasmo lo stanno regalando tutti lì dentro. Ad ogni modo ho deciso di scrivere una cosa diversa (anche se non l'ho fisicamente fatto).

Oggi invece al termine di una operazione chirurgica, neanche troppo complicata, il bambino nostro paziente si sveglia molto spaventato dall'anestesia. Sarebbe troppo facile pretendere una accoglienza nel mondo degli svegli tranquilla e pacata. Invece alcuni infermieri logorati dai troppi pianti, dai troppi problemi personali o anche semplicemente dalle troppe ore e troppi anni di lavoro attorniano il lettino del bambino che urla e piange. Urlano a loro volta. Il bambino vorrebbe la mamma e dell'acqua. Viene trattato in modo brusco, con voce alta, parole che sembrano imposizioni e vere e proprie limitazioni fisiche perché si dimenava. Ad un tratto la chirurga con la quale ero si avvicina al lettino, decide di agire, tranquillizza le infermiere, prende in braccio il bambino (neanche troppo piccolo) e comincia a cullarlo, ad accarezzarlo, a tranquillizzarlo parlando con voce bassa. Dopo poco il bambino non sembra più indemoniato, è ancora un po' spaventato. Ma la brutta esperienza sembra in parte passata. 

La parola che volevo scrivere sul post-it? La Cura

Vorrei essere un medico che si prende cura. Anzi, vorrei essere un Uomo che si prende cura. Dico vorrei perché c'è sempre da migliorare, fare del proprio meglio e cercare di dare sempre il meglio. Ed io sto ancora imparando.
Io voglio essere quella dottoressa che va al di la dell'atto chirurgico, voglio essere il fratello di gruppo attento ai bisogni e alle necessità dei più piccoli, voglio essere l'amico che tende la mano, il fidanzato incondizionato, il figlio grato. 


Post  scritto ascoltando Burn - Ellie Goulding

venerdì 27 settembre 2013

Settembre e gli eroi

"si vivesse solo di inizi 

di eccitazioni da prima volta 
quando tutto ti sorprende e 
nulla ti appartiene ancora"

      
Niccolò Fabi - costruire

Settembre porta con sé da sempre la voglia di riiniziare. Più ancora di gennaio. Sarà perché la scuola porta a pensare che l'anno vero comincia verso la fine dell'estate, e si sa che purtroppo studio ancora. Purtroppo o per fortuna visto che esami a parte mi piace studiare e sapere le cose. 
In questi giorni penso spesso alla figura dell'eroe, quello delle storie fantasy che mi piace leggere, quello che dopo mille avventure, ore di addestramento, trucchi di magia e difficoltà riesce ad annientare il mostro di turno, il drago, l'impersonificazione del male e salvare la principessa, diventare famoso e, ancora più importante, diventare felice per sempre. 

Mi piacerebbe essere un eroe. 

Settembre porta con sé la voglia di riiniziare. Così penso al reparto di chirurgia pediatrica che mi vuole tutte le mattine tra le sue grinfie. All'università che mi vuole tutti i pomeriggi. Alla metropolitana, che non mi vuole ma va sfruttata per viaggiare tra queste due figure malvagie. Penso allo studio, che sarebbero le ore di addestramento del nostro eroe. Penso alla fidanzata, che ha già detto che dovrà abituarsi a vedermi di meno, ma dico io a vedersi meglio. Penso alle ore di sonno che vorrei non esistessero ma mi prendono e mi portano via da sveglio. Penso all'oratorio e al nuovo incarico che mi rende pieno di gioia. Penso alla vita, che nonostante tutto va avanti. 

E non fa paura. 

L'eroe che spero di diventare è una figura che costruisco ogni giorno. Ci saranno giorni più difficili, mostri capaci di soffiare fuoco, ombre che creeranno dubbi sulle mie capacità, ferite dure a rimarginarsi. Ma settembre porta con sé la voglia di riiniziare. Come ha scritto jovanotti in una sua canzone il campione non è colui che vince sempre, ma che non è vinto mai. 
Per ora funziona, andiamo avanti.


Post  scritto ascoltando Costruire - Niccolò Fabi
Good love is on the way - John Mayer