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mercoledì 9 febbraio 2022

Fiducia negli uomini

Fidùcia [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] - Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità. 

Anni fa parlando con amici e parenti vedevo diminuire sempre di più la fiducia nella politica italiana, io che mi affacciavo solo in quel periodo alle prime espressioni di partecipazione e voto. I politici non sono più quelli di una volta, chiunque ci governi non farà scelte per aiutare la popolazione, come direbbero nel film come un gatto in tangenziale "è tutto un magna magna". Sono nati movimenti popolari con la presunzione che chiunque potesse essere un bravo politico, se solo fosse stato motivato da buone convinzioni. Non pare cambiato molto, siamo uomini. 

Ultimamente si sta perdendo la fiducia nella medicina e più in generale nella scienza. Ogni scienziato e medico che apre bocca dice una verità propria che si discosta anche solo in parte dalla verità dei colleghi. Eppure dovrebbero aver studiato tutti la stessa materia. Ma la medicina non è una scienza esatta, la conoscenza è in continua evoluzione, dottor Google fa sentire che chiunque può avere le giuste chiavi di lettura e allora io paziente sono sicuramente più bravo del medico a curare me stesso. A loro volta medici ed infermieri stanno perdendo la fiducia nel paziente che spesso sembra quasi opporsi alle cure. Tutto aggravato da un sistema che allontana sempre di più il malato dai famigliari, spesso dalle cure stesse, creando la strana sensazione che nulla si stia facendo per il bene della persona curata. Ma il sistema è fatto da uomini e gli uomini non sono perfetti. 

I giorni scorsi ho parlato con qualche ragazzo della mia comunità, giovani adulti (si dice così). Vicende personali e comunitarie stanno pian piano rendendo sempre più difficile quello che già è la difficoltà maggiore della fede: sperimentare l'agire della divinità nella quotidianità. "Dopo tutto quello che è successo, che ci ha devastati, non mi basta più sentirmi dire che andrà tutto bene. Quando?". Stiamo perdendo la fiducia nella Chiesa, comunità di persone che cercano di vivere alla presenza di Gesù, e in un Dio che sentono sempre più lontano. Non solo i giovani ma anche i più datati stanno vivendo un periodo di scetticismo, non semplicemente spirituale, ma relazionale tra preti, suore e amici che sembrano sempre più distanti e mossi da logiche umane al posto di amorevole divinità. Ma Dio parla attraverso gli uomini, e tutti gli uomini e donne stanno perdendo fiducia in sé stessi, nelle relazioni, nel mondo. 

"Ho fiducia nel futuro". Ho appena verificato, questa si chiama speranza - Sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera - ed è un'altra cosa.  

Come per tutte le cose belle e faticose ci vuole pochissimo per distruggere la fiducia, un sacco di tempo ed energia per costruirla. C'è bisogno di ri-edificare, coltivare. Non ho regole e soluzioni certe da dispensare, sono in ricostruzione anche io. 

Credo si debba cominciare dai rapporti umani, dalla vicinanza e dalla cura reciproca. Nella definizione si dice che la fiducia è un atteggiamento nei confronti di sé stessi e di altre persone. Il politico o più in generale persone che hanno il potere di fare scelte devono prendersi cura delle persone, non viste come greggi animaleschi ma come molteplici singolarità con bisogni e storie personali. Il medico deve curare e prendersi cura del paziente, ogni singolo paziente, e così facendo quest'ultimo deve imparare a lasciarsi curare da chi ha coltivato conoscenze ed esperienze che google non può dare. 

E per la fede? Bisogna prima di tutto ricordare che è un dono per ciascuno di noi e che possiamo coltivarla giorno per giorno. Anche in questo caso ci vuole un avvicinamento reciproco, che sia personale e attento, con una sincerità cristallina. Bisogna ricordare a tutti che il regno dei cieli come raccontato da Gesù non è un luogo astratto di felicità futura ma bensì un luogo di felicità quotidiana e questo non passa attraverso mille parole ma piuttosto con il comportamento più simile a quello che Lui stesso ci ha insegnato. 

Ecco, forse sintetizzato il mio pensiero: la fiducia si costruisce tornando a concepire l'essere umano non come un mezzo per raggiungere un obiettivo ma l'obiettivo stesso del nostro agire.

domenica 13 dicembre 2020

Il genio e il contesto

Sono sempre in cerca di nuovi stimoli, per mantenere alto l'entusiasmo nelle cose che mi circondano, per tenere attiva la mia mente ragionando su piccoli e grandi sistemi. Esperienze, nuovi giochi, libri da leggere, film. Ogni scusa è buona per cercare nuovo impulso vitale e cercare di allargare gli orizzonti, rinfrescare e approfondire i valori che cerco di portare avanti nelle mie giornate, spesso con fatica. 

Negli ultimi mesi sono andato alla ricerca di nuovi contenuti: i podcast su Spotify. Ne ho trovato uno che ha proprio fatto al caso mio. Si chiama Fottuti Geni e parla in maniera molto semplice, coinvolgente e amichevole, di grandi innovatori della scienza e della tecnica che hanno avuto la capacità e la fortuna di cambiare completamente il nostro modo di pensare a proposito di uno specifico campo e per via trasmessa hanno cambiato la nostra cultura per sempre. 

Mi ha fatto sorgere tante riflessioni, tra cui: 

  • avevo studiato molti di questi argomenti a scuola, ma come mai con il metodo scolastico non sembravano così interessanti?
  • cosa posso fare per cambiare un poco il mio ambito di lavoro, i miei interessi, la cultura attorno a me?
  • potrei sviluppare un podcast? E nel caso, parlando di cosa?
  • il mondo non è sempre stato così e domani sarà ancora diverso, spesso faccio fatica a ricordare che non siamo in un perenne presente. 
  • "l'emergere del genio è il risultato positivo dell'incontro tra il contesto e la personalità, non esiste il genio isolato, esistono i geni che lavorano nel contesto giusto al momento giusto" (Massimo Temporelli lo dice in ogni puntata). Come riconoscere o ricreare contesti virtuosi?


A tal proposito durante le ultime due settimane ho avuto la possibilità e la grazia di lavorare in un reparto di degenza covid. Ho lavorato esclusivamente per il bene delle persone che ho assistito, pazienti con malattie diverse da quelli che tratto solitamente. Mi sono inserito in punta di piedi in un gruppo di medici giovani, dalla cultura e specializzazione diversa dalla mia (internisti, gastroenterologi, urologi, nefrologi) e ho potuto cambiare il solito punto di vista, le dinamiche, imparare nuove cose, riscoprire vecchi valori. Ho trovato un ambiente stimolante dove tutti avevano la stessa possibilità di esprimere il proprio pensiero ed il proprio talento, dove davvero i principi leganti erano quelli del "il paziente prima di tutto" e "siamo tutti sulla stessa barca", "nessuno si salva da solo" (dicono quelli bravi!!). Tutto mi ricorda che il mondo e la mia professionalità non sono sempre stati quelli di adesso e anche in futuro saranno diversi. 

E un po' mi spiace tornare al mio solito tran-tran ma, come si dice sempre al termine di un buon ritiro stimolante, la differenza sta nel portare a casa quel che si è imparato, cambiati e più fecondi. 

lunedì 29 giugno 2020

Devianti positivi

"Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results"


In queste ultime settimane ho dovuto trovare nuovi stimoli, nuove motivazioni, nuove strategie per rinnovare l'interesse per il mio lavoro, le mie attività. È una metodica complessa, coltivare il proprio entusiasmo, necessaria per evitare depressioni e staticità. Difficile che stimoli efficaci arrivino a ciel sereno da altre persone. Parte in primis da me stesso con una scintilla di novità che porta ad un cambio di mentalità e di azione. 

Per il mio compleanno mia sorella ha voluto regalarmi un libro di un medico americano, chirurgo, che non conoscevo, collaboratore del governo Obama per creare un sistema sanitario migliore e una pratica medica meno soggetta ad errori. Il titolo stesso sembra una sintesi di una mia grande tematica di pensiero "Con cura, diario di un medico deciso a fare meglio" (anche se il titolo originale è più sistematico e meno poetico "Better. A Surgeon's notes on performance").  

Ho trovato il testo molto interessante e credo sia leggibile anche per chi non è del settore. Un tema in particolare mi ha colpito: i devianti positivi. La storia è semplice: durante una campagna contro la malnutrizione infantile in Vietnam le strategie importate dal mondo scientifico occidentale non davano risultati. All'interno degli stessi villaggi si è scoperto che alcuni bambini, grazie a comportamenti non convenzionali delle proprie madri, erano ben nutriti. Gli stessi abitanti dei villaggi venivano portati a conoscenza di queste differenze e le idee hanno potuto cominciare a circolare prendendo piede stabilmente. In poche parole in ogni comunità ci sono certi individui che con un comportamento e strategie non uniformi agli altri aiutano la comunità a trovare nuove soluzioni ai problemi. Promuovendo questi piccoli esempi alternativi la comunità ha quindi la possibilità di evolversi e migliorare. Questo meccanismo psicologico comportamentale comunitario vale non solo in ambito medico ma anche in ogni ambito sociale. 


Il libro si conclude con un piccolo capitolo in cui sono racchiusi alcuni suggerimenti per diventare un deviante positivo (nel caso specifico in ambito medico):
  1. Fate domande fuori dal copione
  2. Non lamentatevi
  3. Trovate qualcosa da contare
  4. Scrivete
  5. Cambiate (siate adottanti precoci)

giovedì 28 maggio 2020

Le crisi e l'agire

Tante volte ho sentito dire che una difficoltà, una cosa fastidiosa o  un periodo di crisi possano essere visti come una opportunità di crescita e realizzazione personale. Per lo più mi sembravano discorsi retorici, altre volte invece ho avuto la netta sensazione che fosse un tentativo di indorare una pillola al fine di fregarmi. Poi è arrivata la pandemia come nuovo spunto di riflessione.

Australia: la natura rinasce dalle ceneri
Australia: nuovi germogli dopo l'incendio

Di fronte ad una crisi si può subire, rimanere fermi, che poi è involvere, appiattirsi, sprofondare e una volta finite le poche forze lasciarsi digerire. Avremmo potuto evitare ristrettezze o mascherine, continuare la vita come sempre, il lavoro di sempre negli ospedali. Anche nella vita quotidiana lasci che la crisi agisca indisturbata e forse non ne esci più.

Si può invece reagire, raccogliere tutte le forze che si hanno a disposizione e combattere. Metti le mascherine, stai a casa, chiudi reparti ospedalieri standard per lasciare spazi alle rianimazioni o posti per infetti da Covid-19, non puoi andare a messa e quindi stai a casa. Nella vita quotidiana subisci un torto? vai dall'avvocato, se ti viene una malattia prendi le medicine, se sei in crisi con la tua fidanzata cerchi di riconquistarla. 

Un terzo modo mi sembra ora il più virtuoso: agire. Non solo non subire, neanche la semplice reazione a qualcosa, bensì un ragionamento a più lungo termine per cominciare fin da subito a creare basi nuove per un futuro virtuoso. In questo periodo ho provato a sognare un mondo migliore per domani: ho cercato di riscoprire una vita a dimensione locale e a ritmi meno frenetici, basata su un bisogno di essenzialità e non di bisogni indotti, una vita di fede che da privata in collettività possa diventare comunitaria familiare, ho provato a ragionare su nuove basi collaborative di formazione universitaria, ho visto il mio ospedale provare a dare nuova organizzazione per il futuro, ho immaginato una organizzazione funzionale del mio lavoro.

C'è stato dibattito attorno al ruolo che questa pandemia potrebbe avere per il futuro della nostra società: ci migliorerà? Cì manterrà uguali a noi stessi una volta che sarà finita? Saremo addirittura peggiori? Credo che almeno in parte dipenderà da quale strategia tenderemo ad adottare. 


lunedì 26 maggio 2014

Vento in poppa

Riassumo brevemente la mia vita negli ultimi mesi. 
Mesi invernali di grande difficoltà nello studio, esami con esiti che in università normali vengono considerati medi e nella mia scarsi. Chiedo in reparto di poter avere più tempo per studiare, mi dicono di stare a casa (suggerendo di farmi grandi domande su cosa fare della vita). Incasso e studio. Faccio gli ultimi esami disponibili negli appelli invernali e le cose vanno bene, ma non ottimamente. Amen, mi serviva darli. Ultima lezione ufficiale all'università da qui alla laurea. Grande festa finale con i compagni di corso. Studio. Giorno 14 aprile primo esame della nuova sessione poi Pasqua con la famiglia. In brevissimo tempo: gioia, paura, studio, negazione, esame; gioia, studio, incontro con il primario, magnifica festa per i diciotto anni di mia sorella, tensione, esame; gioia, studio, paura, esame; felicità, studio, stanchezza, evitamento, nausea, esame; gioia. Poi grigliata di fine anno con tutti gli studenti di medicina vestiti da pirata. Elezioni con lavoro ai seggi. Ed eccomi qui. 

Sarà il tipo di esami che ho fatto nell'ultimo periodo, sarà che ho ricevuto complimenti da diversi professori, che sento vivo l'affetto dei miei parenti e amici, che sto imparando a godermi le cose anche nei momenti difficili. Saranno gli anni che passano e i sorrisi che spuntano su chi ho affianco. Forse che al seggio ero il vicepresidente e per pura formalità o per fiducia in me ero continuamente ricercato per ragionamenti ed azioni di responsabilità. Forse semplicemente perché vedo la fine di un percorso per cominciare poi a navigare in acque ancora più alte ma in questo periodo mi sento il vento in poppa. Sono contento. Spaventato per quel che sarà ma contento come non sono mai stato in periodi tutto sommato complicati.

Mi viene in mente solo una parola, accompagnata da una risata di gusto: Grazie!


venerdì 25 ottobre 2013

Tutti cominciano da una circoncisione

Ho un sogno ricorrente, tra i mille sogni diversi che mi capitano, o per lo meno uno più ricorrente degli altri. Sono in ospedale e mi chiamano per una operazione. Per un motivo ogni volta diversa faccio fatica ad essere pronto, a volte non c'è il disinfettante, a volte non trovo i calzari, a volte mi succedono delle cose strane durante il percorso. La maggior parte delle volte devo andare a fare pipì. Fatto sta che nel mio sogno non riesco mai a cominciare l'intervento. Il tutto condito da contenuto emotivo negativo.
Ho scoperto che il mio primario, anni e anni di carriera da chirurgo, sogna spesso questa cosa. É il suo sogno ricorrente. Ma non voglio paragonarmi al mio primario.

Ebbene, settimana scorsa ho fatto il mio primo intervento. Una circoncisione. Ero il secondo operatore, e il secondo non fa praticamente niente in una circoncisione. Aiuta il primo operatore tenendo l'organo in posizioni "comode", tampona quando qualcosa sanguina, tiene i vari ferri e taglia i fili di sutura. Non è stato un sogno, l'ho fatto per davvero, e strano ma vero sono arrivato in tempo, avevo i calzari, non mi è successo niente nel tragitto, non mi scappava neanche la pipì. 
Prima di cominciare mi tremavano le gambe e mi prudeva la testa. Appoggiate le mani al lettino e al paziente era tutto sparito. Eravamo il bambino, il chirurgo, il ferrista ed io. Un intervento di routine, facile e in cui non ho fatto granché. Ma ho imparato. Non si può iniziare da un intervento complesso. Ci si arriva.

Una volta ho letto di alcuni alpinisti che dicevano che ognuno deve trovare il suo 8000 metri da scalare, il K2, l'Everest, ma si comincia sempre da una piccola cima e si migliora ogni volta.

Cosa voglio dire (e dirmi)? Il mio più grande sogno si è trasformato in un progetto, con obiettivi intermedi. Il mio 8000 non l'ho ancora trovato, ma so cosa vorrei diventare. Ho cominciato la preparazione studiando e facendo medicazioni, sto imparando piano piano, questa volta ho fatto un intervento nel quale ho quasi fatto lo spettatore. Domani imparerò a fare un intervento più serio. Prima o poi arriverò alla mia vetta. I sogni ricorrenti cercheranno di spaventarmi sempre. Ma conosco gente che ce l'ha fatta e che mi mostra la via.
Tutti cominciano da una circoncisione. 

venerdì 4 ottobre 2013

La parola magica

Quasi un anno fa ho scritto un post sullo stesso tema. O quasi. Comincio da due episodi.

Mercoledì sera con i miei ragazzi (più che altro ragazze) di prima superiore abbiamo fatto una attività: disegnare una sorta di profilo della propria testa e appiccicarci dentro un post-it con su scritto una nostra caratteristica che volevamo regalare al gruppo. Sarebbe stato molto facile, per me, scrivere che avrei regalato entusiasmo o sorrisi, purtroppo spesso regalerò sbuffi e stanchezza. Fortunatamente la felicità i sorrisi e l'entusiasmo lo stanno regalando tutti lì dentro. Ad ogni modo ho deciso di scrivere una cosa diversa (anche se non l'ho fisicamente fatto).

Oggi invece al termine di una operazione chirurgica, neanche troppo complicata, il bambino nostro paziente si sveglia molto spaventato dall'anestesia. Sarebbe troppo facile pretendere una accoglienza nel mondo degli svegli tranquilla e pacata. Invece alcuni infermieri logorati dai troppi pianti, dai troppi problemi personali o anche semplicemente dalle troppe ore e troppi anni di lavoro attorniano il lettino del bambino che urla e piange. Urlano a loro volta. Il bambino vorrebbe la mamma e dell'acqua. Viene trattato in modo brusco, con voce alta, parole che sembrano imposizioni e vere e proprie limitazioni fisiche perché si dimenava. Ad un tratto la chirurga con la quale ero si avvicina al lettino, decide di agire, tranquillizza le infermiere, prende in braccio il bambino (neanche troppo piccolo) e comincia a cullarlo, ad accarezzarlo, a tranquillizzarlo parlando con voce bassa. Dopo poco il bambino non sembra più indemoniato, è ancora un po' spaventato. Ma la brutta esperienza sembra in parte passata. 

La parola che volevo scrivere sul post-it? La Cura

Vorrei essere un medico che si prende cura. Anzi, vorrei essere un Uomo che si prende cura. Dico vorrei perché c'è sempre da migliorare, fare del proprio meglio e cercare di dare sempre il meglio. Ed io sto ancora imparando.
Io voglio essere quella dottoressa che va al di la dell'atto chirurgico, voglio essere il fratello di gruppo attento ai bisogni e alle necessità dei più piccoli, voglio essere l'amico che tende la mano, il fidanzato incondizionato, il figlio grato. 


Post  scritto ascoltando Burn - Ellie Goulding

venerdì 5 ottobre 2012

E tutto c'è da fare

Oggi ho avuto una epifania di senso. Facendo un refresh ricordo la situazione: io vestito bene, camicia, pantaloni, camice. Ebbene sì, camice. Ero in ospedale e stavo parlando con due medici (un neurologo e un angiologo) e  una mia compagna (ciao Sonica).
Come al solito davanti agli aneddoti e alle conoscenze di alcuni medici comincio ad impaurirmi per la mia sensazione di inutilità e mancata conoscenza della materia. E vengono così tutte le paure solite della mia età, della mia professione. La paura di non riuscire a passare gli esami, quella di non laurearsi, non entrare in specialità e non trovare lavoro. La paura di non poter sposare la donna che si ama oppure di farlo troppo da vecchi. 
Poi mi cade l'occhio sulle vere alle dita dei due medici, sul sorriso che i due sfoggiano raccontando le esperienze più o meno ridicole, sicuramente aneddotiche e anche didattiche, alle loro vicende avvicendate che li hanno portati ad essere lì in quel momento. Ed ecco che si palesa la magia. 
Senza rendermene conto penso che gli esami vanno prima studiati, e che studiare quel che studio è bellissimo; penso che da esame si passa alla laurea, e poi alla specialità e al lavoro. Che le possibilità sono infinite e la vita ti mette davanti a percorsi assurdi, ma splendidi. Penso che se amo una donna non sarà un problema la data del matrimonio, e che verrà da sé, così come la famiglia. Insomma ho pensato che tutto è raggiungibile e che è una sensazione bellissima essere vivo. Quando tutto è ancora da fare, e tutto può essere fatto. 

Mi dispiace solo di una cosa: ho un po' frenato il sorriso che sentivo nascere, ed ho un po' strozzato l'emozione per evitare un comportamento "atipico ed estemporaneo" davanti ad altri. Magari il mio sorriso avrebbe nutrito anche loro.

martedì 25 settembre 2012

Curare

Sono al 5° anno di medicina. Le lezioni cominceranno settimana prossima ma mi sento già nel pieno dell'attività. Nell'ultimo periodo ci sono persone che conosco che non stanno troppo bene, o che cmq hanno avuto momenti di difficoltà fisica e, dunque, psicologica. E' difficile, per un essere vivente, star male fisicamente e sentirsi in forma mentalmente, soprattutto nell'immediato, soprattutto per i bambini. 
Purtroppo sono solo uno studente, forse neanche uno di quelli più preparati (sui libri) e neanche uno di quelli più esperti (sul campo). Di conseguenza io non ho ancora la capacità di guarire nessuno, poca dimestichezza con la diagnosi, meno ancora con tantissime patologie, zero gestione di farmaci e terapie. 
Ho pregato e ho cercato di stare vicino a chi soffre, a volte semplicemente facendo sentire la mia presenza pur cercando di lasciare lo spazio. Ho imparato anche facendo questo e sicuramente ho provato a fare il mio lavoro, il lavoro del medico. Zero guarigioni, ma molte cure. In effetti è questa la vera missione: prendersi cura. 

martedì 22 maggio 2012

Vodka lemon

Finite le lezioni, inizia il periodo di studio intenso, di esami, di ore passate a cercare di ricordare cose che si spera non verranno mai dimenticate, e invece affogano nell'oscuro oblio senza neanche far arrivare a galla una bollicina di ricordo.

La fine delle lezioni primaverili coincide anche nel periodo dedicato al torneo di calcio degli studenti del sacco. Il tempo della grigliata del sacco. Quest'anno mi sono impegnato, me l'ero promesso e me l'ero concesso come una sorta di premio e incentivo, giocato, cantato, bevuto e (come al solito) conosciuto una marea di persone. Per l'ennesima volta ho scoperto di come l'attività fisica attivi il tuo fisico, e ti senti davvero in forma. Lo dice anche la parola stessa.
La cosa più bella è che ho cominciato a ridere con gente che conoscevo ma solo di vista. Ragazzi che sembrano inarrivabili per bravura nello studio, ragazze che sembrano inarrivabili per la loro capacità di attirare gli sguardi. Tutti lì a divertirsi insieme superando la consueta e inutile vergogna dell'estraneo e del bottone attaccato imbarazzantemente. Ora si vedono i frutti: si ride, si chiacchera e si mangia assieme anche in università. E mi si riempie il cuore di gioia.

Bisogna sempre ricordare: non c'è niente che faccia amicizia come un bicchiere di Vodka lemon, come una partita a pallone, come il tempo passato assieme... come la voglia di amicizia.

lunedì 21 marzo 2011

Eccomi

Non poteva mancare un blog oggi per due ragioni. E' primavera, e io adoro la primavera, lo sanno tutti. Periodo di rinascita, di colori, profumi, calori, qualsivoglia occasione di goduria per me è rappresentabile e rappresentato nella primavera. Le api e i fiori, il sole, il venticello, le nuvolette alla toy story, le voglie improvvise, i regali per il mio compleanno, i miei amici al mio compleanno, i gelati, i pomeriggi nel prato, voglia di novità, voglia di rinascita.

Seconda motivazione: primo giorno di reparto, quello un po' finto ma anche un po' vero. Camice, fonendo azzurro, richieste da parte dei professori/medici, pazienti veri (ed è la prima volta!). Destinazione chirurgia. Oggi grande ripassone teorico di anamnesi e esame obiettivo generale. Poi prima anamnesi. Bella la squadra composta da me, Riki, Alice, Fabio, Andea, Silvia, Marta. Secondo me abbiamo fatto una buona impressione, e mi sembra che l'occasione abbia fatto una buona impressione su di noi. Come tanti piccoli pivellini a seguire la chirurga esperta, esattamente alla grey's anathomy style! 
Il momento più bello? quando ci hanno fatto vedere (a me, Riki e Ali) una laparocele veramente grossa, veramente caratteristica... e ce l'hanno fatta pure palpare! 

Primo approccio con una nuova vita!

lunedì 7 marzo 2011

Foto mediche

Sto scrivendo mentre guardo C.S.I. New York. 
Era da tanto che non lo facevo, non guardare il telefilm, ma scrivere al computer mentre guardo la tv.
Volevo parlare di questo argomento da settimana scorsa, ma eccomi qui solo ora.

Quando una persona comincia a studiare anatomia, o la medicina, o ancora più in generale le scienze biologiche umane vede diversi tipi di immagini raffiguranti l'essere umano e i suoi organi. Spesso ci sono immagini schematiche poco realistiche ma molto intuitive, o fotografie che per quanto siano istruttive ritraggono la confusione dell'essere umano unico e vivo. Ci sono poi, per la medicina soprattutto disegni fatti bene di omini o donnine con disegnati i loro organi. 
Le immagini che ti fanno innamorare dell'anatomia invece sono quelle dell'atlante, il più famoso è quello di Netter, che ha delle bellissime tavole, veramente opere d'arte dipinte da un chirurgo artista, Netter appunto.
Quasi ultime sono le immagini di strumenti come radiografie, tac, pet, qualsiasi cosa....


Io però ora sono "fallin' in love" per (in inglese sarebbe with) una ultima tipologia di immagini, che potete vedere qui di fianco! Che spettacolo, mi piaciono un casino, mi aiutano un casino. Si tratta di foto di persone vere sulle quali sono state disegnate in maniera schematica ma realistica gli organi! che figata. è come vedere in trasparenza tutto quello che ho studiato per farmene una idea più precisa, ma non per questo confusa come poi sarebbe nella realtà. Viva le immagini per lo studio!

giovedì 3 marzo 2011

Littmann

Ho comprato il mio primo (e spero ultimo) Littmann. Un fonendoscopio. Quel coso dei medici per sentire cuore, polmoni, movimenti del gas intestinale fino alle scoregine!
L'ho preso azzurro, forse un po' confetto, ma l'azzurro mi piace, e se anche avevo chiesto un altro colore il venditore me l'ha dato proprio azzurro, e l'ho accettato come un segno, perchè avevo scelto un altro colore solo perchè l'azzurro era un po' troppo... boh, uguale o diverso, al solito mio colore! Stando alla scatola è Ocean Blue, e con questo chiudo!

Tremate tutti, o miei cari, perchè ora sono autorizzato a stuzzicare tutti gli amici, le amiche, parenti, fidanzata per ascoltare tutto!

Aaaa... dimenticavo... sto imparando anche a toccare con mano... mucho gusto!