domenica 1 novembre 2020

Famiglie Moderne

Modern Family è una serie tv. Parla di tre famiglie appartenenti ad un unico clan famigliare, un anziano con una seconda moglie latino-americana molto più giovane di lui, una coppia "tradizionale" americana con tre figli, una coppia gay con figlia adottata di origine orientale. Ogni puntata propone episodi di vita quotidiana con sketch tragicomici. Smisi di vederlo perché la continua commedia degli equivoci vissuta dai personaggi fin troppo statici nelle loro caratteriste iniziava a stufarmi. 

Da qualche settimana invece io e Ilaria abbiamo ricominciato a vedere questa serie tv, ce la siamo mangiata con gli occhi, puntata dopo puntata fino ad arrivare al termine delle 10 stagioni pubblicate su Netflix. Ho piacevolmente ritrovato tutti i personaggi ognuno con le stesse manie e gli stessi pregi di sempre: il vecchio amante delle proprie abitudini, la mamma maniaca del controllo, il papà sempre fin troppo spensierato, la procace latino-americana nostalgica della propria cultura, il papà gay troppo estroverso ma anche quello che ha sempre vissuto la sua diversità come una difficoltà, i figli ognuno con la propria aspirazione e la propria visione della vita. Ho ritrovato anche tutte quelle dinamiche che anni fa mi davano fastidio ma ho notato una cosa che precedentemente non credo di aver visto: tutti i disguidi nella serie tv nascono per due motivi, l'orgoglio personale e le premure verso chi si ama secondo l'idea che si ha di tale persona. Per di più ogni puntata si chiude con la risoluzione dei contrasti grazie alla chiarificazione dei propri sentimenti, la condivisione delle gioie e paure, la profonda stima dell'altro e l'amore nei confronti di tutta la famiglia. 

Poco più di un mese fa il mio gruppo di amicizie più strette si è ritrovato come difficilmente è successo in questi mesi di pandemia, tutti a celebrare un matrimonio: una nostra amica si è sposata con il suo ragazzo di origine cinese, conosciuto a Londra dove vivranno in futuro. Fermandomi ad osservare tutti noi mi sono reso conto una volta di più che abbiamo grandi pregi e vari difetti, ognuno ha la propria caratteristica speciale, che combiniamo mille pasticci. Vorrei però augurare ad ognuno di noi e a questa nuova famiglia in particolare di far crescere una famiglia moderna: sempre pronta a chiarire e condividere le gioie e le paure, la stima profonda, l'amore tra di noi. 

L'amore, ogni giorno. 

lunedì 29 giugno 2020

Devianti positivi

"Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results"


In queste ultime settimane ho dovuto trovare nuovi stimoli, nuove motivazioni, nuove strategie per rinnovare l'interesse per il mio lavoro, le mie attività. È una metodica complessa, coltivare il proprio entusiasmo, necessaria per evitare depressioni e staticità. Difficile che stimoli efficaci arrivino a ciel sereno da altre persone. Parte in primis da me stesso con una scintilla di novità che porta ad un cambio di mentalità e di azione. 

Per il mio compleanno mia sorella ha voluto regalarmi un libro di un medico americano, chirurgo, che non conoscevo, collaboratore del governo Obama per creare un sistema sanitario migliore e una pratica medica meno soggetta ad errori. Il titolo stesso sembra una sintesi di una mia grande tematica di pensiero "Con cura, diario di un medico deciso a fare meglio" (anche se il titolo originale è più sistematico e meno poetico "Better. A Surgeon's notes on performance").  

Ho trovato il testo molto interessante e credo sia leggibile anche per chi non è del settore. Un tema in particolare mi ha colpito: i devianti positivi. La storia è semplice: durante una campagna contro la malnutrizione infantile in Vietnam le strategie importate dal mondo scientifico occidentale non davano risultati. All'interno degli stessi villaggi si è scoperto che alcuni bambini, grazie a comportamenti non convenzionali delle proprie madri, erano ben nutriti. Gli stessi abitanti dei villaggi venivano portati a conoscenza di queste differenze e le idee hanno potuto cominciare a circolare prendendo piede stabilmente. In poche parole in ogni comunità ci sono certi individui che con un comportamento e strategie non uniformi agli altri aiutano la comunità a trovare nuove soluzioni ai problemi. Promuovendo questi piccoli esempi alternativi la comunità ha quindi la possibilità di evolversi e migliorare. Questo meccanismo psicologico comportamentale comunitario vale non solo in ambito medico ma anche in ogni ambito sociale. 


Il libro si conclude con un piccolo capitolo in cui sono racchiusi alcuni suggerimenti per diventare un deviante positivo (nel caso specifico in ambito medico):
  1. Fate domande fuori dal copione
  2. Non lamentatevi
  3. Trovate qualcosa da contare
  4. Scrivete
  5. Cambiate (siate adottanti precoci)

giovedì 28 maggio 2020

Le crisi e l'agire

Tante volte ho sentito dire che una difficoltà, una cosa fastidiosa o  un periodo di crisi possano essere visti come una opportunità di crescita e realizzazione personale. Per lo più mi sembravano discorsi retorici, altre volte invece ho avuto la netta sensazione che fosse un tentativo di indorare una pillola al fine di fregarmi. Poi è arrivata la pandemia come nuovo spunto di riflessione.

Australia: la natura rinasce dalle ceneri
Australia: nuovi germogli dopo l'incendio

Di fronte ad una crisi si può subire, rimanere fermi, che poi è involvere, appiattirsi, sprofondare e una volta finite le poche forze lasciarsi digerire. Avremmo potuto evitare ristrettezze o mascherine, continuare la vita come sempre, il lavoro di sempre negli ospedali. Anche nella vita quotidiana lasci che la crisi agisca indisturbata e forse non ne esci più.

Si può invece reagire, raccogliere tutte le forze che si hanno a disposizione e combattere. Metti le mascherine, stai a casa, chiudi reparti ospedalieri standard per lasciare spazi alle rianimazioni o posti per infetti da Covid-19, non puoi andare a messa e quindi stai a casa. Nella vita quotidiana subisci un torto? vai dall'avvocato, se ti viene una malattia prendi le medicine, se sei in crisi con la tua fidanzata cerchi di riconquistarla. 

Un terzo modo mi sembra ora il più virtuoso: agire. Non solo non subire, neanche la semplice reazione a qualcosa, bensì un ragionamento a più lungo termine per cominciare fin da subito a creare basi nuove per un futuro virtuoso. In questo periodo ho provato a sognare un mondo migliore per domani: ho cercato di riscoprire una vita a dimensione locale e a ritmi meno frenetici, basata su un bisogno di essenzialità e non di bisogni indotti, una vita di fede che da privata in collettività possa diventare comunitaria familiare, ho provato a ragionare su nuove basi collaborative di formazione universitaria, ho visto il mio ospedale provare a dare nuova organizzazione per il futuro, ho immaginato una organizzazione funzionale del mio lavoro.

C'è stato dibattito attorno al ruolo che questa pandemia potrebbe avere per il futuro della nostra società: ci migliorerà? Cì manterrà uguali a noi stessi una volta che sarà finita? Saremo addirittura peggiori? Credo che almeno in parte dipenderà da quale strategia tenderemo ad adottare. 


domenica 3 maggio 2020

Età adulta - sano di umanità

L'età adulta è come una pandemia, pervade ogni cellula del corpo.
Non è semplicemente l'età anagrafica che fa invecchiare, sono piuttosto quegli schemi mentali e quelle paure che mi costruisco ad ingabbiare i pensieri, analogo al dover stare in quarantena con la primavera che rinasce fuori casa.
Penso al lavoro e alle sue responsabilità, come se non ci fosse altro. Succede per carattere ma anche perché fin dal primo giorno mi hanno instillato l'idea che altro proprio non ci sia. Sono di valore solo se disponibile, solo se accondiscendente, se inquadrato. La paura di aver perso già molte occasioni e di non averne in futuro.
Penso alla vita fuori: una moglie, il desiderio di diventare genitori in futuro, gli amici. Quella sensazione che la strada da percorrere sia un progressivo appiattimento di entusiasmi e desideri. La famiglia del mulino bianco congelata in una eterna colazione dove l'unico atto creativo sia scegliere le macine o i galletti.

Mi viene spesso in mente un passo di un libro di Terzani: durante gli studi in giurisprudenza alla Normale di Pisa si fermò a parlare con un suo brillante compagno, uno dei migliori, che studiava molto poco e spendeva gran parte del suo tempo in viaggi e altri interessi. Convennero che questo modo di vivere ampliava il suo orizzonte e rendeva unici il suo apprendere e la sua futura vita adulta.

Mi accorgo che la primavera è qui per me, ancora una volta.
Con la sua esplosione di luce, colori e profumi mi ricorda che le mie cellule sono vive, e ancora giovani. Sono stato concepito per essere a mia volta creativo, sono stato creato con caratteristiche che mi rendono pieno di interessi e di desideri, pensato per esprimere una forza vitale.
Non si tratta di lasciar perdere il lavoro e le sue responsabilità, non si tratta di non coltivare relazioni mature, rimanere un eterno peter pan. Si tratta di fare tutto questo mantenendo tutte le caratteristiche che hanno sempre fatto di me la mia versione migliore possibile.
Continuerò ad avere entusiasmo e responsabilità, interrogarmi su me e ciò che mi circonda, continuerò a scrivere quel che vivo, a cantare e suonare le mie emozioni, a disegnare il mondo che vorrei, a viaggiare per sperimentare altri modi di vivere, a voler assaggiare la cosa più particolare del ristorante e a condividere tutto questo con le persone che amo di più, ridendo di gusto.

Così sarò Riccardo, non semplicemente più adulto, ma più uomo.
Non più malato di età adulta ma sano di umanità.

sabato 1 ottobre 2016

Letture d'estate: 5 piccole recensioni

Quest'estate è stata meravigliosa. Dopo parecchi anni di vacanze estive col contagocce mi sono preso il tempo che volevo, ho visitato luoghi vecchi e nuovi, ho riposato e mi sono stancato. Per la prima volta dopo tanto sono anche riuscito a vivere le cose che venivano, senza pianificare ogni singolo momento, scoprendo che stando più rilassato anche la bellezza arriva con più naturalezza. Credo che questo mio stato d'animo fosse abbastanza evidente, per chi mi stava accanto: per la mia fidanzata che viaggiava con me, per i miei amici che mi hanno visto poco prima e appena tornato. 

Ho anche letto, più di tante altre volte. O per meglio dire ho letto bene, non tanto. Ho mirato ad alcuni libri e direi che ho fatto centro, almeno sulla qualità. Poi logico che possono piacere o non piacere, ma la qualità non credo si possa discutere. 


Elencati cronologicamente: 

Pappagalli Verdi - Gino Strada
Piccoli racconti di vita durante le guerre, come medico e come uomo, raccontati con parole semplici e dirette. Come i pugni alla bocca dello stomaco che arrivano leggendo della brutalità che le mine antiuomo comportano. La meraviglia di scoprire che in una bruttura tanto grave la vita e l'umanità non scompare ma acquisisce più forza e grandezza. 

Elianto - Stefano Benni
Un romanzo dallo stile inconfondibile, che già conoscevo bene. Più una favola moderna in effetti. Stile veloce, brillante e per certi versi davvero comico. Tratti di vera poesia come quando si parla di malattia, sofferenza e morte, sempre con il sorriso e la meraviglia negli occhi. La cosa più intrigante è che è datato 1996, ma potrebbe essere stato scritto ieri per come è descritto il periodo storico italiano. 

Adulterio - Paulo Coelho
Sinceramente non ho ancora capito se mi è piaciuto oppure no. La storia di una donna che ha tutto ma vuole di più, o forse no. Mi è stato consigliato ma devo dire che per l'ennesima volta mi sono scontrato con un Coelho che mi affascina per le sue teorie sulla vita ma non amo come romanziere. La cosa che più mi è dispiaciuta è la velocità con cui si verifica il punto di svolta con la quiete finale. 

Donne - Andrea Camilleri
Ne ho già parlato nel post precedente in modo più completo. Semplicemente magnifico. Descrive e fa amare le donne. punto. 

Mio fratello rincorre i dinosauri - Giacomo Mazzariol
Ecco qui l'ultima lettura del periodo, finito ieri. Giacomo è un ragazzo di diciannove anni e racconta la relazione con suo fratello Giovanni, nato con un cromosoma in più. Il racconto di vita è da leggere, per imparare qualcosa di più sulla diversità, neanche tanto sulla disabilità ma sull'incontro di due persone che ragionano in modo diverso. L'unica pecca (data forse dall'età dello scrittore) è il tentativo di forzare la poesia di cose normali e che forse proprio grazie a quella normalità avrebbero acquisito una potenza ben maggiore.

Il prossimo libro? Credo che oggi pomeriggio andrò a comprare l''ultimo di Harry Potter...

giovedì 22 settembre 2016

Donne

Non ho mai letto libri di Andrea Camilleri. 
Conosco Montalbano, so qualche cosa generale sullo scrittore, sono stato spettatore di interviste in tv. Per esempio non sapevo che la sua carriera da scrittore è tutto sommato recente e che il primo libro del famoso commissario fu pubblicato solo nel 1994. 

Poi la RAI pensa bene di produrre una nuova miniserie tratta da un suo libro. 10 puntate, poco più di 10 minuti l'una, 10 donne diverse, 10 piccoli quadri dipinti con tratti morbidi. 
Vengo rapito dalle puntate che riesco a vedere, mica tutte. Credo che il lavoro sia stato di altissima qualità: ottime interpretazioni, ottimi dialoghi, ottime riprese, musiche magnifiche. Delle perle. 
Affascinato ho deciso di comprarmi subito il libro. Me lo mangio, veramente. Ritrovo la stessa qualità che ho apprezzato sullo schermo, ma nero su bianco, anzi, forse meglio. Mi viene addirittura il sospetto che la mente da sceneggiatore e regista di Camilleri avesse già pensato alla possibilità di far diventare questi piccoli racconti di donne dei quadretti televisivi. 
Donne perfettamente tratteggiate, capite fino in fondo, raccontate con un amore viscerale per la bellezza che la femminilità rappresenta, in tutte le sue sfaccettature. 

Un libro, una serie, donne, che ho amato anche io. 

giovedì 22 ottobre 2015

Esattamente un anno fa

Esattamente un anno fa mi sono laureato. Un bel giorno. Non so se ha senso festeggiare l'anniversario. A dire il vero non so se ne ho voglia. 

Un anno, 365 giorni. In mezzo tre mesi di tirocinio, l'esame di stato, poi una settimana di vacanza a Parigi, periodi di affiancamento, novità burocratiche, studio intensivo, un test di specialità, lavori e lavoretti vari, una settimana di vacanza sul Garda ed ecco un giro di boa. 22 Ottobre. Di nuovo.

Che cosa è cambiato? Tutto o niente. Le stesse difficoltà nello studiare, più precisamente non mantenere e collegare nozioni. Le stesse insicurezze, con la difficoltà di non poterle più mostrare. Gli stessi fallimenti e la stessa amarezza. Lo stesso senso di inadeguatezza. La stessa quotidianità. Meno sala operatoria. 

L'altro lato della medaglia è che sono laureato, ho possibilità di lavoro e quando ho lavorato mi sono sentito straordinariamente adulto. Comincio ad avere dei primi soldini, anche se la maggior parte vanno via in spese che senza quella laurea non avrei avuto (credo che la vita adulta vada così per tutti). 

Consiglio del giorno: provare a prendermi il meglio, a volte anche con il coltello tra i denti.